I medici ritengono opportuno praticare una biopsia polmonare quando: In base all'esame obiettivo, sospettano la presenza di una grave malattia dei polmoni, come la fibrosi polmonare, l'interstiziopatia (o interstiziopatia polmonare), la sarcoidosi o il tumore al polmone.
La biopsia può essere utilizzata per verificare la presenza di: tumori benigni e maligni (cancro) infiammazioni del fegato (epatite) o del rene (nefrite) infezioni dei linfonodi (per esempio a causa della tubercolosi)
Il principale rischio è il sanguinamento del tessuto campionato. Nel caso si esegua una biopsia polmonare, un rischio secondario è la formazione di pneumotorace. In questa evenienza il polmone si “sgonfia” e può essere necessario collocare un catetere di drenaggio pleurico per risolvere il problema.
Come si fa a capire se si ha un tumore ai polmoni?
Gli esami principali per la diagnosi e la stadiazione del tumore al polmone sono:
TAC del torace, che nel caso di una lesione polmonare sospetta deve essere eseguita anche all'addome superiore per escludere metastasi principalmente al fegato e ai surreni;
Le conclusioni sono inquietanti: mostrano da una parte che le biopsie non sono attendibili e d'altra parte che sono pure estremamente pericolose, provocando in numerosi casi ascessi evolutivi ed infiammatori, ed anche degenerazioni maligne di tessuti metaplastici.