"Ce n'è" si scrive con l'apostrofo quando è la contrazione di "ce ne è" (particella ce + pronome/partitivo ne + verbo è), usato per indicare la presenza o disponibilità di una quantità di qualcosa di cui si è già parlato. Equivale a "ce ne sta" o "ce n'è ancora".
Ma allora, in particolare, quando si scrive ce n'è? Questa è la forma corretta quando si tratta della realizzazione della terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo “esserci”, definito procomplementare. Vediamo un paio di esempi: ESEMPIO: Non affollatevi, ce n'è per tutti!
n'è (ovvero ne è) dal semplice ne avverbio o pronome personale ("con riferimento a persone già nominate, come complemento di argomento, specificazione e partitivo, con il significato di di lui, di lei, di loro: è molto legata al padre, ne parla sempre con affetto; mancavano i genitori, all'assemblea scolastica non ce n ...
Se “valere la pena” si riferisce a tutta la frase precedente, si userà con la particella NE, nella forma —> ne è valsa la pena (come vedete, in questo caso il participio passato “valsa” è femminile singolare, concordato con “pena”).