Puoi denunciare per diffamazione quando qualcuno, in tua assenza, offende la tua reputazione comunicando con almeno altre due persone (anche online), tramite parole scritte o dette, che ledano il tuo onore o decoro e non rientrino nei limiti della critica legittima. È fondamentale presentare una querela entro tre mesi dalla scoperta del fatto alle autorità (Carabinieri, Polizia, Procura o Polizia Postale per il web), poiché non è un reato perseguibile d'ufficio.
La condotta tipica del delitto di diffamazione consiste, dunque, negli atti con cui l'agente comunichi, ad almeno due persone, l'offesa alla reputazione di un terzo. Tale comportamento può essere realizzato con qualsiasi mezzo e in qualunque modo, purché risulti idoneo a comunicare l'offesa alla reputazione altrui.
Che prove servono per denunciare per diffamazione?
Denuncia per diffamazione verbale
In questi casi, le prove principali sono le testimonianze di chi ha sentito le parole offensive. Per questo, quando si presenta la querela, è importante riportare con precisione chi c'era, cosa è stato detto e in quale contesto.
Per commettere il reato di diffamazione è sufficiente offendere la reputazione morale o professionale di una persona. Non è necessario dire parolacce o parole volgari: basta la semplice illazione con cui si lasci intendere al pubblico che la vittima è persona di dubbie qualità.
Gli insulti "non denunciabili" (cioè non più reato penale dopo la depenalizzazione dell'ingiuria nel 2016) sono quelli di uso comune, gergali o espressivi di fastidio, come "coglione" (se inteso come scemo), "vaffanculo", "rompipalle" (se inteso come seccatore), o frasi come "mi hai rotto i coglioni" (per indicare fastidio), che non ledono l'onore in modo grave, ma al massimo danno diritto a un'azione civile per risarcimento danni, specialmente se pubblicati online o in pubblico.