In Italia si registra in media ogni anno circa 1 caso su 100000 persone (350 nuovi casi all'anno), mentre in base alle statistiche americane la sopravvivenza media a distanza di 5 anni dalla diagnosi è di poco superiore al 66% dei pazienti.
I pazienti presi in considerazione in questo studio, affetti da metastasi ossee, hanno presentato nell'85% dei casi una sopravvivenza inferiore ai 21 giorni. All'ingresso le condizioni dei pazienti erano di ridotta autonomia, in una fase di declino tipico della traiettoria finale di vita del paziente oncologico.
I principali trattamenti per il tumore dell'osso sono la chirurgia e la chemioterapia, spesso utilizzate in combinazione. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso, la maggior parte delle persone colpite da osteosarcoma subiva interventi chirurgici demolitivi che spesso consistevano nell'amputazione dell'arto malato.
Le metastasi si verificano quando le cellule tumorali, attraverso il flusso sanguigno o linfatico, migrano dalla sede del tumore primitivo ad altri organi o tessuti, attecchendovi e dando luogo a nuove formazioni neoplastiche. In alcuni casi, queste cellule raggiungono le ossa, dove iniziano a proliferare.
Attualmente non esistono strategie di prevenzione efficaci per impedire a un tumore di dare metastasi alle ossa. La migliore prevenzione resta quindi l'identificazione precoce del cancro primario e l'esecuzione regolare degli esami di controllo dopo la cura.