Le infestazioni da vermi intestinali possono avere origine in diversi modi; tra le circostanze causali più note e diffuse, rientrano: il consumo di carni crude o poco cotte, il consumo di cibo o acqua contaminati dalle uova dei vermi intestinali, e il contatto con oggetti, rifiuti o feci contaminati.
Dopo un tempo variabile compreso tra le due e le quattro settimane a seguito del contagio, gli ossiuri adulti iniziano a migrare dall'intestino crasso all'area intorno al retto; i vermi femmina, soprattutto di notte o al mattino presto, escono dall'ano per depositare migliaia di uova.
Diagnosi. La diagnosi avviene in genere attraverso un esame delle feci; con l'analisi al microscopio è infatti possibile individuare la presenza delle uova del parassita. Più raramente è possibile accorgersi della parassitosi notando il verme nelle feci o dopo un colpo di tosse.
È necessario prestare particolare attenzione all'ingestione di carni crude o poco cotte. Le uova viaggiano fino all'intestino dove si schiudono e si trasformano in ossiuri, i famosi parassiti intestinali. Nell'intestino le femmine migrano verso l'ano dove depongono le uova.
Il medico prescrive di solito un farmaco antielmintico, capace di eliminare i vermi intestinali, come il mebendazolo: va preso 2 volte al giorno dopo i pasti per una settimana. Negli ultimi 3 giorni si associano anche lassativi, per facilitare l'eliminazione del parassita. Può essere necessario un secondo ciclo.