Si scrive e si dice c'è (con l'apostrofo), forma contratta di "ci è". È la forma corretta utilizzata nell'italiano moderno per indicare presenza (terza persona singolare del verbo essere). La forma estesa "ci è" è desueta o considerata scorretta, mentre "c'è" è la forma standard.
Le forme “ci è“ e “c'è“ sono intercambiabili e pertanto equivalenti dal punto di vista del significato e l'unica differenza è legata alla grafia (ci è = senza elisione, desueta e, forse, persino scorretta nell'italiano moderno; c'è = con elisione e d'uso corrente)?
Si tratta di un modo di dire per indicare, non necessariamente in senso negativo, il comportamento di una persona, nel dubbio che sia un artificio o no.
Ecco quando c'è è corretto: c'è (al plurale ci sono) è una forma presentativa del verbo essere: attesta la presenza, reale o figurata, di qualcuno o qualcosa in un luogo (reale o figurato): nella stanza c'è tutta la famiglia; nella sua testa c'è tanta confusione.
A questo punto svolgere l'analisi è più semplice. 'Ci' è infatti particella avverbiale (quando indica, ad esempio, un luogo: 'ci sono stato' = sono stato in questo/quel luogo) o pronominale ('ci credo' = credo a ciò, in ciò ecc.) 'è' è invece 3° persona singolare del verbo essere.