Kant, viceversa, considera il giusto essere antecedente al buono come importanza assoluta; infatti sostiene che il buono raggiunto ha una irrilevanza morale. La giusta moralità non può essere determinata con riferimento a niente di empirico o sensuale; si può determinare solo a priori, con ragion pratica pura.
Il giusto kantiano è ciò che non prescinde dalle regole dettate dalla ragione: l'etica, per essere giusta, deve seguire i percorsi della ragione. La ragione pratica è tutto ciò che è possibile per mezzo della libertà umana. Per libertà umana si intende la libertà di arbitrio tipica dell'essere umano.
La ragione è la facoltà attraverso la quale cerchiamo di spiegare la realtà oltre il limite dell'esperienza tramite le tre idee di anima, mondo e Dio, ossia rispettivamente, la totalità dei fenomeni interni, la totalità dei fenomeni esterni e l'unione delle due totalità.
Per Kant le scienze si basano sui giudizi sintetici a priori (ampliano le conoscenze senza dipendere dall'esperienza) e sui dati tratti dall'esperienza. Questi giudizi sono possibili grazie alle modalità attraverso cui conosciamo: le forme a priori (schemi mentali) con cui filtriamo la realtà.
Kant dice che la virtù, cioè l'agire in modo perfettamente morale, è il bene supremo, ma non il sommo bene, che è invece l'unione della virtù e della felicità, a cui tutti gli uomini tendono per natura, ma non può esistere nella realtà perché essere morale significa andare contro i propri istinti, dunque all'infelicità ...