Cicerone svolge il proprio lavoro di inquisitore dal 21 gennaio al 20 aprile. In venti giorni circa compie alcuni atti preliminari nell'urbe: si reca a casa di Verre, rientrato a Roma, raccoglie tutte le prove possibili, sigilla e requisisce i sigilli delle società appaltatrici.
Da più di duemila anni le Verrine, cioè le orazioni con cui Cicerone riuscì a inchiodare il propretore alle sue malversazioni in Sicilia sono state presentate – anche o soprattutto per la qualità di scrittura – come un modello in tutte le storie della letteratura latina.
VERRINE: sono cinque orazioni che Cicerone scrive contro Verre (uomo politico romano con l'incarico di governatore della Sicilia). Quando Verre diventa governatore sfrutta la Sicilia e le sue risorse per potersi arricchire. E' quindi un politico corrotto, arrivista.
2) Verrine : sono sette orazioni di cui ne furono pronunciate soltanto due (le prime due). Il processo a cui si riferiscono è il De repetundis (concussione, appropriazione di denaro indebito) intentato dai siciliani contro Caio Verre, governatore in Sicilia dal 73 al 71.
Verre era un appassionato d'arte, e un collezionista. Ma aveva accumulato una fortuna in statue, argenti, quadri e mobili pregiati in modo illecito, per lo più sottraendo le opere ai legittimi proprietari con la violenza (un 'vizio' che aveva preso anni prima, quando era stato in servizio in Asia Minore)¹.