In fonetica e in poesia, la scissione di un dittongo in modo che le due vocali appartengano a due sillabe diverse. Il segno diacritico con cui si indica la d. è costituito da due punti disposti orizzontalmente sulla vocale più debole del gruppo: rëale, atrïo.
– Nella pronuncia corretta dell'italiano, la dieresi si ha di norma nei gruppi a, e, o + vocale tonica (es. paura, beato, soave), senza eccezioni, e nel gruppo u + vocale tonica (es. zuavo), con le due eccezioni del dittongo uò (es. buono) e dei nessi con q o g velare (es.
Nei testi letterari, la dieresi può essere utilizzata per ragioni stilistiche o metriche, affinché due vocali contigue che comporebbero una sillaba unica vengono cointate come due sillabe all'interno del verso (è il caso del primo verso del sonetto di Cecco Angiolieri S'i' fosse foco, aredereï 'l mondo).
Si parla di dieresi nei casi in cui due vocali consecutive, normalmente trattate come dittongo, vengono considerate dal punto di vista metrico come due sillabe distinte. Il fenomeno, dovuto non tanto a necessità metrica, quanto piuttosto a motivi di ordine etimologico, riguarda sia la poesia greca che la poesia latina.
Dieresi: le vocali che compongono un dittongo vengono conteggiate con una sola sillaba. E' quindi il contrario della sineresi. Sinalefe: due vocali che appartengono a due parole diverse ma contigue vengono conteggiate come un'unica sillaba. Esempio: "mi ritrovai per una selva oscura", vao conta come una sola sillaba.