Per Giacomo Leopardi, l'amore è una delle più potenti e ingannevoli "care illusioni", un "ameno inganno" capace di dare un senso alla vita e di innalzare l'animo umano, pur essendo destinato a scontrarsi con la dura realtà e a portare dolore e disillusione. È vissuto come un'esperienza sublime ma fugace, un tentativo disperato di felicità in un'esistenza segnata dalla sofferenza, trasformandosi spesso in una quieta e dolce malinconia.
L'amore è la vita e il principio vivificante della natura, come l'odio il principio distruggente e mortale. Le cose son fatte per amarsi scambievolmente, e la vita nasce da questo..."
Ognuna di queste fasi riflette il contesto storico, culturale e personale in cui Leopardi viveva, mostrando un percorso intellettuale di grande profondità.
Questo dice Attila József: l'amore dei poeti è come l'amore degli adolescenti, che vogliono essere quello che non sono, che vogliono che gli altri siano quello che non sono, che vogliono dare l'amore a chi non lo vuole, che perdono l'amore appena lo possiedono, che se ne stancano appena lo conquistano, che pensano di ...
“L'oggetto dell'amore è ciò che è veramente bello e soave e perfetto e beato”. Solo chi giunge all'amore ricercandolo può essere detto amante. “L'amore è tendenza al possesso perpetuo del bene”.