Che egli o ch egli?

Domanda di: Timothy D'angelo  |  Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023
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Che può essere eliso davanti a parola che comincia con le vocali e, i; e in tal caso diventa sempre ch': ch'egli, ch'io: la h è necessaria per conservare la pronuncia dura, gutturale della consonante c. Ma la stessa elisione si può fare anche davanti a parole che cominciano con a, o, u: ch'altri, ch'ode, ch'urla.

Che era o ch'era?

Non è obbligatoria in senso assoluto in nessuna di queste parole, ma è più frequente con alcune (questo, quello, di, che, se, si), molto meno con altre (pronomi personali), ed è comunque facoltativa: ch'era o che era, quell'immagine o quella immagine, m'avvisa o mi avvisa, d'avere o di avere.

Che ora e si può dire?

che ore sono? Si può dire in tutti e due i modi. E la risposta sarà “sono le dieci”, “sono le tre”, “è l'una” oppure “sono le una”.

Come si scrive anche egli?

L'avverbio anche si elide in anch' davanti ai pronomi io, egli, esso, essa, essi (anch'io). Dei pronomi di terza persona che seguono anche, oggi sono più frequenti le forme lui, lei, loro, il cui uso in passato fu censurato: si dice e si scrive anche lui, lei, loro più spesso che anch'egli, essa, essi.

Che cos'è l'elisione esempio?

Nello scritto l'elisione - comune soprattutto con articoli, preposizioni articolate e avverbi - viene indicata con il segno grafico dell'apostrofo (ad esempio: “l'uomo”, “all'Italia”, “dell'amore”, “anch'egli”).

Verdi: AIDA, "Che veggo! Egli, mio padre" "Quest'assisa ch'io vesto" (Palácio das Artes, 2008)