Che io avessi saputo?

Domanda di: Egidio Battaglia  |  Ultimo aggiornamento: 17 aprile 2026
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"Che io avessi saputo" è la prima persona singolare del congiuntivo trapassato del verbo sapere. Viene utilizzata per esprimere un'azione di conoscenza anteriore a un altro momento passato, spesso in frasi ipotetiche o di desiderio (es. "Se lo avessi saputo, non sarei venuto"). Si costruisce con l'ausiliare avere al congiuntivo imperfetto e il participio passato.

Che io avrei o che io avessi?

Quando usare se avessi e quando se avrei

“Se avrei” è scorretto soltanto quando la particella “se” serve per costruire un periodo ipotetico: in quel caso, l'unica espressione consentita dalla lingua italiana è “se avessi”, con il congiuntivo.

Come capire se è congiuntivo?

Reggono il congiuntivo i verbi che esprimono "una volizione (ordine, preghiera, permesso), un'aspettativa (desiderio, timore, sospetto), un'opinione o una persuasione", tra cui: accettare, amare, aspettare, assicurarsi, attendere, augurare, chiedere, credere, curarsi, desiderare, disporre, domandare, dubitare (ma all' ...

Quando si usa avrei e avessi?

Il cambiamento di significato consiste nel fatto che la proposizione è interpretata come temporale con il condizionale passato (quando avrei suonato = 'nel tempo in cui avrei suonato'), come ipotetica con il congiuntivo (quando avessi suonato = 'se avessi suonato').

Come non sbagliare la H?

Per non sbagliare la 'h', ricordati che si usa solo con le voci del verbo avere (ho, hai, ha, hanno) e nelle esclamazioni (ahi, oh), mentre non si usa con i verbi all'infinito (-are, -ere, -ire) e nelle preposizioni (a, ai, o), applicando il trucco di sostituire la parola con il verbo "aveva" o "avevano": se la frase ha senso, ci va l'h; altrimenti no. 

Se avessi saputo