Lo zero come concetto di "nulla" è antico (Sumeri), ma lo zero come numero e simbolo (il punto, poi il cerchio "0") fu introdotto dai matematici indiani (intorno al V secolo d.C.), con Brahmagupta che definì le regole matematiche nel 628 d.C.. Il matematico arabo al-Khwarizmi (IX secolo) lo diffuse, e Fibonacci lo portò in Europa nel XIII secolo con il suo "Liber Abaci", introducendolo definitivamente nel calcolo occidentale.
La prima menzione dello zero risale al matematico Jinabhadra Gani, che definisce 224 400 000 000 come "ventidue e quaranta e quattro e otto zeri", in India nel VI secolo. Poi Brahmagupta nel 628. In India, nel tempio Chaturbhuj, all'interno del Forte di Gwalior, c'è la prima rappresentazione dello zero.
A portare nel nostro continente lo zero e il sistema di numerazione posizionale e, dunque, a rendere possibile lo sviluppo della matematica così come la conosciamo oggi è Leonardo Pisano, detto Fibonacci, nell'anno 1202, quando scrive e rende pubblico il suo Liber Abaci.
Dionigi e i romani, infatti, lo zero proprio non lo conoscevano; questo numero un po' particolare venne introdotto in Europa solo nel secondo millennio.
Lo zero fa una sua prima comparsa già tra i babilonesi, il popolo che occupava l'area situata tra i fiumi Tigri ed Eufrate, conosciuta come Mesopotamia e che oggi fa parte dell'Iraq.