Domanda di: Sig. Jarno Benedetti | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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La prima vera e stabile attestazione dello schwa è dunque rappresentata da un articolo pubblicato online nel 2015 a firma di Luca Boschetto, “Proposta per l'introduzione della schwa come desinenza per un italiano neutro rispetto al genere, o italiano inclusivo”; successivamente, nel 2020, il testo di quell'articolo è ...
Le origini dello schwa risalgono alla lingua ebraica diffusa nel Medioevo. Sulla storia del significato ci sono versioni differenti: alcuni ritengono che l'etimologia risalga alla parola ebraica “shav” che significa niente, altri che sia legata al concetto di “uguale”, “pari”.
L'accento sulla è, così come lo schwa, non sono parte della lingua: sono convenzioni ortografiche. Sbagliatissimo considerarle parte della lingua. La lingua è parlata e decisa dall'uso dei parlanti, non può mai essere imposta, e soprattutto deve essere acquisibile dai bambini che imparano.
L'Accademia della Crusca, in un lungo blog a firma del linguista Paolo D'Achille, si è espressa in modo deciso: “Non esistendo lo schwa nel repertorio dell'italiano standard, non vediamo alcun motivo per introdurlo. [...] L'italiano ha due generi grammaticali, il maschile e il femminile, ma non il neutro.
Lo schwa è un simbolo di un alfabeto particolare, che i linguisti usano per assegnare un simbolino per ogni suono esistente nelle lingue del mondo. Si chiama IPA (International Phonetic Alphabet, ovvero “Alfabeto fonetico internazionale”). Ogni parola ha la sua trascrizione fonetica, così da capire come si pronuncia.