Il termine "proemio" indica la parte introduttiva di un'opera epica o poetica, che ne anticipa i temi e invoca la Musa. I proemi più celebri sono stati scritti da:
Il proemio dell'Iliade è l'introduzione dell'Iliade di Omero, ed è costituito dai primi sette versi del primo libro. Esso, come anche il resto dell'opera, è scritto nella cosiddetta lingua omerica, una complessa e variegata lingua derivata dall'insieme di caratteristiche presenti in molti dialetti greci.
Nell'Iliade e nell'Odissea di Omero, per esempio, i proemi sono invocazioni alle Muse, le divinità dell'ispirazione poetica, e delineano fin da subito il soggetto dell'opera, come l'ira di Achille o le avventure di Ulisse.
«Atridi, e voi tutti Greci, soldati dai robusti schinieri, a voi gli dei che abitano la sede sull'Olimpo concedano di espugnare la città di Priamo e di fare buon ritorno in patria.
La frase "Cantami, o Diva, del Pelide Achille" è l'inizio del proemio dell'Iliade, poema epico attribuito al leggendario poeta greco Omero, ma è celebre nella traduzione italiana del neoclassico Vincenzo Monti, pubblicata nel 1810. Quindi, Omero è l'autore del testo originale, mentre Monti è colui che ha reso famoso questo verso in italiano.