Come l'Iliade, anche l'Eneide si conclude con un duello, in cui l'eroe protagonista, Enea, uccide il suo principale nemico, Turno. La sua morte è decisa dal destino, ed è necessaria perché si compia la fondazione di Roma.
Enea è scosso dalla richiesta, ma la vista del fodero della spada di Pallante lo riporta alla realtà: infuriato, chiede all'avversario se davvero pensava di riuscire a sfuggirgli dopo avergli procurato così tanto dolore uccidendo il suo amico. Poi, gli infligge un colpo mortale al petto. Così si conclude il libro.
La principale causa che fa infuriare i due eroi sono le armature. Infatti Achille quando vede che Ettore indossa l'armatura di Paride si arrabbia ancora di più. Lo stesso accade a Enea, che vedendo una parte dell'armatura dell'amico, viene accecato dall'ira e uccide Turno.
Secondo una versione della leggenda T., promesso sposo di Lavinia e alleato di re Latino contro Enea, dopo la morte di Latino in battaglia, fugge a Cere presso il re Mezenzio, con il quale torna a combattere contro Enea e viene ucciso.
In che modo intervengono le divinità nello scontro tra Enea e Turno?
Intervengono le divinità protrettrici degli eroi e durante il duello Giove pesa i destini dei due eroi e decreta quale sarà il vincitore. Turno, destinato alla sconfitta, rivolge al vincitore l'ultima preghiera che però non viene esaudita.