Domanda di: Dimitri Guerra | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2026 Valutazione: 4.1/5
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Il detto "chi nasce povero muore povero" riflette una concezione antica della rigidità delle classi sociali, che oggi trova parziale riscontro nei dati sulla scarsa mobilità sociale. In Italia, circa il 59% delle persone in povertà è cresciuto in famiglie povere, percentuale che sale al 66% nel Mezzogiorno.
Secondo l'analisi dei dati condotta da Lorenzo Ruffino, basata sullo stesso studio di Oxford, chi nasce povero in Italia ha circa il 15% di probabilità in più di restare povero da adulto rispetto a chi nasce in una famiglia agiata.
“Chi nasce povero non muore ricco” segnala proprio come un individuo senza risorse non avesse modo di arricchirsi. Un contadino, per esempio, seppur lavorando strenuamente, non avrebbe mai messo da parte nulla perché avrebbe dovuto dare gran parte del raccolto al nobile possessore del terreno che lavorava.
Si è considerati poveri quando il proprio reddito o le proprie spese scendono al di sotto di una soglia definita, che varia a seconda che si parli di povertà assoluta (incapacità di permettersi beni e servizi essenziali) o relativa (reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale), con parametri che cambiano in base al numero di componenti familiari e all'area geografica.