I partecipanti ai rave, noti anche come "ravers" o frequentatori di "free party", sono solitamente giovani, ma non esclusivamente, accomunati dalla passione per la musica elettronica (tekno, goa, acid house) e dalla ricerca di spazi autogestiti, liberi da logiche commerciali. Provengono da vari contesti sociali, spesso attratti dall'esperienza collettiva, dalla condivisione e dall'atmosfera non convenzionale, con una forte cultura della condivisione musicale. DIPPOL +4
Tra chi li frequenta, i rave vengono più spesso definiti “free party”, un'espressione in cui free un po' trasmette l'idea di libertà espressiva che ispira questi eventi, un po' sta per “gratis”.
Per rovesciare questo paradigma, negli ultimi anni sta emergendo una piccola seppur consistente fetta di sober raver – raver sobri – che si divertono ballando al ritmo hardcore e acid dei free party e portando avanti il mantra che “la musica è la vera droga”.
I rave party, infatti, si svolgono spesso in luoghi non idonei e privi di qualsiasi misura di sicurezza. La totale assenza di controlli, la mancanza di personale qualificato, l'uso diffuso e incontrollato di alcol e sostanze stupefacenti rendono questi eventi estremamente pericolosi per i partecipanti.
MDMA, ketamina, cocaina — tre sostanze centrali nel mondo del clubbing — agiscono su aree diverse del cervello, ma con un effetto comune: alterare la percezione e amplificare l'esperienza. L'MDMA, conosciuta come ecstasy, aumenta il rilascio di serotonina producendo euforia, empatia, connessione emotiva.