Luigi Pirandello descriveva la vita come un flusso in continuo divenire, segnato dalla scomposizione dell'identità in "maschere" imposte dalla società o da noi stessi, contrapposte a pochi volti autentici. Centrale è il concetto di incomunicabilità e relativismo: ognuno vive nel suo mondo e le parole assumono significati diversi per chi parla e chi ascolta.
Luigi Pirandello sosteneva che la realtà non è unica, ma un flusso continuo e mutevole, e che l'identità umana è frammentata, costringendo l'individuo a indossare "maschere" sociali, creando un contrasto tra l'essere (la vita interiore) e l'apparire (la forma che ci viene imposta dagli altri). Diceva che siamo "isole" e che la nostra vita è un'illusione costruita, spesso in conflitto con noi stessi, esplorando l'assurdità, la relatività della verità e l'incomunicabilità umana.
"Ma guardi signora è facilissimo, le insegno io ad esser pazza. Basta gridare la verità in faccia a tutti, loro non ci crederanno e ti prenderanno per pazza." Luigi Pirandello.
Secondo Pirandello la vita è in un continuo, inafferrabile divenire. Nella vita e nel suo flusso eterno, Pirandello avverte disordine, casualità e caos. Anche l'individuo manca di unità e di compattezza. Ciascuno di noi si sforza di costruirsi una forma unitaria e compatta.