Un cattivo psicologo si riconosce quando manca empatia, giudica, viola la privacy (rivelando segreti di altri pazienti) o infrange i confini professionali, ad esempio cercando relazioni personali o romantiche. Segnali di allarme includono sentirsi a disagio, non notare progressi, sentirsi colpevolizzati o vedere il terapeuta concentrato solo su se stesso.
Ma se lo psicologo sbaglia ammette il suo errore? Certo, può farlo! Può farne tesoro ed esperienza e decidere se, come e quando comunicarlo in seduta a seconda di quanto questo possa essere utile per il buon esito della terapia.
Sì, uno psicologo può accorgersi se un paziente mente, non tramite poteri speciali, ma analizzando incoerenze nel racconto, nel linguaggio del corpo e nei comportamenti, anche se l'obiettivo principale non è smascherare la bugia, ma capire il perché si mente per esplorare i bisogni sottostanti e costruire fiducia, cosa che avviene più facilmente con una forte alleanza terapeutica e col tempo.
Lo Psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Egli non può rivelare a nessuno notizie, fatti o informazioni apprese dal cliente/paziente nel rapporto professionale con lui, neanche può informare alcuno circa le prestazioni professionali effettuate o programmate. (art. 11 C.D.)