Il nome cappello del prete deriva dalla somiglianza coi cappelli usati dai preti a fine Ottocento. E' noto anche col nome di sora, almone o armone, sottopaletta o arrosto della vena a seconda della zona geografica in cui ci si trova.
Il cappello del prete può avere diversi nomi a seconda della città in cui ti trovi. A Milano viene anche chiamato fesone di spalla, mentre a Bari, Napoli e Torino puoi chiedere della spalla. Nel centro Italia puoi sentirlo chiamare polpa di spalla mentre a Reggio Calabria è scorza di spalla.
Quando parliamo di cappello del prete intendiamo i muscoli della spalla del bovino. La carne di questo taglio ha una leggera venatura di tessuto connettivo che la rende particolarmente gustosa e che sciogliendosi in cottura conferisce al pezzo morbidezza e fragranza, senza appesantire il piatto.
Ha un aspetto caratteristico perché è attraversata da una cartilagine visibilissima sia da cruda che da cotta. In altre regioni questo taglio si chiama cappello del prete, rotondino di spalla, polpa di spalla, fusello, rollino.
Il termine scamone è forse il più conosciuto ed è utilizzato a Milano e Verona. A Bologna viene definito fetta, a Firenze melino, mela o groppa per i genovesi è punta e cassa del belin, mentre per i napoletani è la colarda. A Palermo viene chiamato sotto caduta mentre a Torino è il sottofiletto spesso.