Domanda di: Dr. Boris Ferrara | Ultimo aggiornamento: 2 dicembre 2023 Valutazione: 4.9/5
(11 voti)
f. Riferito ad animali, ne esprime la tendenza o l'ostinazione istintiva: il cane voleva mordermi, voleva impedirmi d'entrare; il somaro si impuntò e non voleva più andare avanti.
che, adoperata col senso di perché (interrogativo o causale), e scritta con l'accento perché pronunciata con tono vibrato: padre mio, ché non m'aiuti? (Dante); teneva le mani in tasca ché sentiva freddo.
volére1 s. m. [uso sostantivato dell'infinito volere]. – Sinon. di volontà (che è voce più pop., e di uso più largo): Lume v'è dato a bene e a malizia, E libero voler (Dante); eseguire il v., essere ossequente al v.
Mentre se il soggetto è lo stesso si si usano "io" e "tu": io sono sempre io; da un po' di tempo tu non sei più tu. Quando il soggetto è lo stesso ma i pronomi sono preceduti da un verbo all'infinito e seguiti da stesso si usano "me" e "te": voglio restare me stesso; cerca sempre di essere te stesso.
a. Girare una o più volte una cosa intorno a un'altra o su sé stessa: a. il filo sul rocchetto; a. un nastro intorno al cappello; si avvolse la sciarpa al collo; Erano i capei d'oro a l'aura sparsi Che 'n mille dolci nodi gli avolgea (Petrarca).