Domanda di: Sig.ra Monia Neri | Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2026 Valutazione: 4.8/5
(60 voti)
Sigmund Freud considerava l'omosessualità non come una malattia o un vizio, ma come una variazione della funzione sessuale, frutto di un arresto dello sviluppo. Pur ritenendo la bisessualità innata, la inquadrava come una fase transitoria o un deviazione dal percorso eterosessuale, negando però che fosse degradante. Sostenne la depenalizzazione dell'omosessualità.
Freud non considerava l'omosessualità come un sintomo di malattia. Al contrario, poiché era convinto che l'istinto omosessuale fosse un dato biologico naturale, il fatto che alcuni individui esprimessero attivamente le proprie pulsioni omosessuali significava che le vivevano in modo non conflittuale.
Egli credeva che la libido fosse presente sin dalla nascita, sottolineando l'importanza della sessualità nella vita di un individuo fin dai primi momenti. Questa teoria ha sottolineato il fatto che la sessualità non è limitata all'atto sessuale in sé, ma è una forza che guida i desideri, le emozioni e le azioni umane.
Le motivazioni psicodinamiche dell'omosessualità sono da ricercare sopratutto in un blocco del normale training erotico nell'infanzia o nella pubertà, derivato essenzialmente dai modelli parentali. Nella maggior parte dei pazienti omosessuali si rivela una profonda insicurezza rispetto al ruolo sessuale.
Secondo Freud, l'omosessualità si innescherebbe nell'infanzia, ma la considerava una fase transitoria da cui passare per arrivare all'eterosessualità tipica dell'età adulta. Le pulsioni omosessuali sono un fenomeno normale, poichè gli esseri umani sono intimamente bisessuali.