In Italia, quando un poliziotto arresta qualcuno, informa il soggetto sui propri diritti fondamentali, tra cui il diritto al silenzio, a non auto-incriminarsi e ad essere assistito da un avvocato. Sebbene nei film si citi spesso il "Miranda Warning" statunitense ("Ha il diritto di rimanere in silenzio..."), nel nostro ordinamento si formalizza la comunicazione attraverso la "Letter of Rights", garantendo che la persona comprenda le motivazioni dell'arresto e le tutele legali a sua disposizione.
La frase iconica che i poliziotti dicono durante un arresto, soprattutto nei film, è il "Miranda Warning" (negli Stati Uniti): "Hai il diritto di rimanere in silenzio. Qualsiasi cosa dirai potrà essere usata contro di te in tribunale. Hai diritto a un avvocato...". In Italia, l'equivalente formale durante un arresto prevede l'informazione dei diritti, come il diritto di non autoincriminarsi, ma la formula precisa dipende dal contesto e dalle normative specifiche, pur richiamando lo stesso principio di tutela dell'arrestato.
Quando vieni arrestato, le forze dell'ordine ti portano in caserma per l'identificazione, informano il Pubblico Ministero (PM) e ti avvisano dei tuoi diritti (difensore, silenzio, familiari). Entro 48 ore, il PM chiede al GIP la convalida dell'arresto, che avviene in udienza con un avvocato (d'ufficio o di fiducia) per decidere se l'arresto è legale e se applicare misure cautelari, come i domiciliari, o disporre la liberazione.
E' una delle frasi ricorrenti dei film e telefilm d'azione, quella che recita “Hai il diritto di tacere. Qualunque cosa dirai potrà essere usata contro di te in tribunale. Hai diritto a consultare un avvocato…“. Queste parole sono previste dalla legge approvata negli Stati Uniti nel giugno del 1966.