Domanda di: Joseph Villa | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.8/5
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« Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete. Se non vi è chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell'assemblea e parli solo a se stesso e a Dio. » ( 1Cor 14, 27, su laparola.net. )
A Pentecoste, per esempio, gli apostoli, Maria santissima e molti altri (circa 120 persone) “tutti parlarono in lingue come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2,4). Ma continuarono a servire il Signore in una grande varietà di modi, con diversi carismi per la formazione del corpo di Cristo.
Il giorno di Pentecoste si parlò una lingua compresa dagli uomini, affinché essi ascoltassero e credessero. Il miracolo delle lingue, grazie al quale ebrei e proseliti, parti, medi, elamiti e abitanti di vari altri paesi dell'area mediterranea compresero le parole pronunciate da Pietro (cf.
Tutti i credenti, dopo il battesimo dello Spirito, ricevono il dono delle lingue, che è un segno che accompagna quelli che hanno creduto (Marco 16:17) ed è l'unico dono, insieme a quello dell'interpretazione, che non operava nell'Antico Testamento, ma che caratterizza il tempo della Grazia.
Quando il credente prega in altre lingue, prega in una lingua celestiale, una lingua di preghiera, per mezzo della quale si relaziona direttamente con Dio. Dio comprende tutte le preghiere in altre lingue, poiché la capacità di parlare o pregare in altre lingue è data dallo Spirito Santo.