Sigmund Freud considerava il fumo, in particolare dei sigari, uno dei più grandi e intensi piaceri della vita, essenziale per il suo lavoro intellettuale e la creatività, arrivando a fumarne fino a 20 al giorno. Nonostante le gravi conseguenze sulla salute (tumore alla gola), difese il vizio come un piacere economico e necessario, definendo il sigaro un compagno di vita.
Fu mentre lavorava in questo ospedale, nel 1884, che Freud cominciò gli studi sulla cocaina, sostanza allora sconosciuta. Scoperto che la cocaina era utilizzata dai nativi americani come analgesico, la sperimentò su sé stesso osservandone gli effetti stimolanti e privi, a suo dire, di effetti collaterali rilevanti.
Freud era solito fumare un tipo di sigaro chiamato trabucco, di piccole dimensioni, piuttosto dolce, considerato il migliore tra quelli venduti dal monopolio austriaco. Ma i suoi preferiti erano i cubani Don Pedros e i Reina che si procurava durante le vacanze in Baviera.
Il fumo per molti è un'abitudine, un gesto che infonde coraggio, che spinge al rilassamento, a scaricare la tensione, a rimettere ordine nello stato d'animo.
La dipendenza affettiva è la più difficile da superare. Lo sostiene lo psicologo statunitense Stanton Peele, esperto internazionale di dipendenze e autore di numerosi saggi sull'argomento.