Kant non credeva che l'esistenza di Dio potesse essere dimostrata razionalmente tramite la conoscenza teoretica (la Ragion Pura), confutando le prove tradizionali (come quella ontologica), ma la riteneva un presupposto necessario (postulato) per la morale e la felicità, un'idea regolativa fondamentale per la Ragion Pratica e per l'aspirazione umana alla perfezione etica, che colloca Dio oltre la nostra esperienza sensibile, nel mondo noumenico.
2) Dio non può esistere solo nella mente, altrimenti non sarebbe “ciò che è più grande”.. Se questa cosa “di cui non c'è n'è una maggiore” esiste solo nella mente, allora è una contraddizione, perché in realtà può esistere qualcosa di più grande e cioè che quella cosa esista anche nella realtà.
Ee preciso: Kant era religioso, era protestante e corrente pietista. Preciso ancora: sono stato violentissimo con Kant, perché sono un filosofo, conosco la storia della filosofia (e delle scienze) prima e dopo di lui.
La religione quindi secondo Kant non è altro che «la conoscenza di tutti i doveri come i comandamenti divini...con la speranza di partecipare un giorno alla felicità nella misura in cui avremo procurato di non esserne indegni.»
Le cinque prove dell'esistenza di Dio, formulate da San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae, sono argomenti logici che partono dall'esperienza del mondo (a posteriori) per risalire a una Causa Prima, Immobile e Perfetta: l'ex motu (primo motore), l'ex causa (causa prima incausata), l'ex possibili et necessario (essere necessario), l'ex gradu (perfezione massima) e l'ex fine (intelligente ordinatore, causa finale).