Arthur Schopenhauer vedeva la morte non come una fine assoluta, ma come la liberazione dal dolore della vita e il ritorno alla Volontà originaria. Considerava la morte come un "momento di verità" che interrompe l'illusione dell'individuo separato, ponendo fine al pendolo tra dolore e noia dell'esistenza.
Sembra una conclusione sconsolante, ma Schopenhauer stesso afferma: «non perdiamoci d'animo!». Anche se l'anima individuale non è immortale, resta infatti fermo che in ogni essere vivente vi è effettivamente qualcosa di eterno e immutabile, che pertanto non è travolto dalla morte.
« Non v'è rimedio per la nascita e la morte salvo godersi l'intervallo. » « La malvagità, si dice, la si sconta nell'altro mondo; ma la stupidità in questo. » « La storia è la continuazione della zoologia. » « Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi. »
BREVE PARAFRASI DELL'APOLOGIA DI SOCRATE Socrate rivolto a chi lo giudicava: «Morire è una di queste due cose: o chi è morto non c'è più e non ha percezione di nulla, oppure morire, può essere per l'anima una specie di trasformazione e di trasmigrazione da qui a un altro luogo.
Se la morte fosse la fine di tutto, per i cattivi sarebbe una fortuna: morendo si libererebbero dal corpo e dalla loro cattiveria che sparirebbe con la loro anima (107c).