Prima di morire il 3 ottobre 1226, San Francesco d'Assisi, accogliendo la morte come sorella, lodò Dio, recitò il Salmo 141 e chiese ai suoi frati di essere fedeli alla povertà. Le sue ultime parole, testimoniate nel suo "Transito", furono un atto di affidamento: "Benvenuta, sora nostra morte" e la preghiera "Con la mia voce a Dio grido".
I fatti storici ci dicono che Francesco negli ultimi mesi prima di morire, era ospite del vescovo Guido II in episcopio. Il santo essendo cosciente che gli mancasse poco da vivere, chiese di essere trasportato alla Porziuncola per andare incontro a “sorella morte”.
Le ultime parole di San Francesco d'Assisi furono un inno di gioia e accettazione della morte, definita "sorella morte", esclamando "Ben venga la mia sorella morte!" e invitando i frati a spargere polvere e cenere sul suo corpo, prima di intonare il salmo "Con la mia voce ho invocato il Signore", completando il suo percorso di amore e umiltà verso Dio.
beati quelli ke troverà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male”. Il tema della morte viene avvertito dal Santo come qualcosa di familiare, una consuetudine di pensiero e di preghiera, un dono di cui ringraziare e lodare il Signore.
Si recita tre volte "L'eterno riposo" (Requiem aeternam) per i defunti perché è una formula di preghiera cristiana antica e potente, derivata da testi apocrifi e biblici, che invoca per l'anima il "riposo" (dormizione in attesa della resurrezione) e la "luce perpetua", e ripeterla tre volte rafforza la supplica, sottolineando l'affidamento totale alla misericordia di Dio per la pace eterna e la gioia completa, un concetto legato alla Trinità e alla completezza spirituale.