Domanda di: Dr. Sibilla Vitali | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.5/5
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Il passato prossimo (o perfetto composto) è un tempo verbale dell'indicativo che esprime un'azione avvenuta in un passato, recente o lontano, che tende ad avere effetti percepiti ancora nel presente da parte di chi parla o scrive.
s. m. Il tempo addietro, il tempo ormai trascorso, e gli avvenimenti che in esso si sono verificati: il p. non ritorna più; gli artisti, i grandi personaggi del p.; le memorie del p.; in p. (o nel p.)
Quando si usa il passato prossimo e quando si usa il passato remoto?
Usiamo il passato prossimo per esprimere un'azione compiuta o un accadimento che "lasciano tracce" (come diceva Giacomo Devoto) nel presente. Usiamo il passato remoto per manifestare il distacco, e quindi la lontananza, di tali avvenimenti dal momento in cui ne parliamo.
Il passato remoto (o perfetto semplice) è un tempo verbale dell'indicativo e si usa per indicare un fatto avvenuto nel passato, concluso e senza legami di nessun tipo con il presente; la lontananza è di carattere sia cronologico, sia psicologico.
Quale è la differenza tra passato prossimo e imperfetto?
Il passato prossimo e l'imperfetto sono due tempi verbali del passato molto usati: il primo indica un'azione puntuale, finita e conclusa, il secondo un evento che non è importante definire nella sua durata, quindi indefinito, “imperfetto”.