Catilina, dice Cicerone, ormai non può essere considerato un cittadino romano, un senatore: Catilina ormai è un nemico. Non dovrà quindi godere delle garanzie che si riservano a un cittadino romano imputato di un delitto. Non avrà diritto a un processo, non potrà appellarsi al popolo.
Catilina contava soprattutto sulla plebe, a cui prometteva radicali riforme, e sugli altri nobili decaduti, ai quali prospettava un vantaggioso sovvertimento dell'ordine costituito, che lo avrebbe probabilmente portato ad assumere un potere monarchico o quasi.
tɪ̯. ˈliː. nɐ]; Roma, 108 a.C. – Pistoia, 62 a.C.) è stato un militare e politico romano, per lo più noto per la congiura che porta il suo nome, un tentativo di sovvertire la Repubblica romana, e in particolare il potere oligarchico del Senato.
Sallustio sceglie dunque di difendere Cesare addossando su Catilina tutte le accuse che erano state rivolte al dittatore, il quale appare completamente estraneo ai fatti della congiura ed è invece accostato a Catone per virtù e integrità morale.
La storia di Catilina, ricostruita attraverso le orazioni di Cicerone, ci appare come una specie di western ante litteram. Da una parte c'è Cicerone, l'uomo virtuoso e disposto a tutto pur di salvare la patria; dall'altra c'è Catilina, lo scellerato, il violento, il nemico del popolo romano.