Durante il periodo di congedo parentale il genitore deve occuparsi unicamente del figlio e non può svolgere altre attività personali, come ad esempio un secondo lavoro. Questo non vuol dire restare tutte le 24 ore a casa insieme al bambino ma neanche assentarsi metà giornata per svolgere altri compiti.
Il congedo parentale per i lavori dipendenti prevede un'indennità di 3 mesi al 30% della retribuzione fino al compimento del 12° anno di età del bambino, per ogni genitore, e che non possono essere trasferiti all'altro genitore.
Anche il padre ha diritto ai riposi se la madre decide di non avvalersene, oppure negli altri casi specificatamente previsti: morte o grave malattia della madre, se i figli sono affidati al solo padre, se la madre non ne ha diritto o non svolge alcuna attività lavorativa, ma è casalinga o disoccupata.
Il datore di lavoro può rifiutare di concedere il periodo di congedo parentale richiesto con regolare preavviso? No. Finchè non interverrà la contrattazione collettiva, come indicato dalla legge, per regolare criteri e modalità di utilizzazione del congedo, basta la richiesta.
Proprio per via del fatto che ad essere lesi dal comportamento del lavoratore infedele sono due soggetti, lo Stato e l'azienda, i controlli sugli usi e abusi dei permessi della legge 104 possono essere eseguiti dal datore di lavoro e dall'Inps, in quanto ente pubblico rappresentante gli interessi della collettività.