In caso di una terza guerra mondiale, l'Italia, in quanto membro della NATO e dell'UE, rischierebbe un coinvolgimento diretto, con conseguenze drammatiche che includono attacchi a infrastrutture critiche, grave crisi economica (inflazione, carenza energetica e alimentare), interruzione dei commerci e, nel caso peggiore, un alto rischio per la sicurezza della popolazione a causa di armi nucleari o convenzionali.
Solo in ultima istanza verrebbero chiamati i civili, che verrebbero selezionati solo in caso di conflitto che vedrebbe direttamente coinvolto il nostro Paese. A essere chiamati sarebbero i cittadini tra i 18 e i 45 anni giudicati idonei dalle commissioni mediche, secondo quanto stabilito dalle liste di leva.
Che cosa accadrebbe in caso di stato di guerra Secondo l'analisi di esperti e fonti normative: Prima di tutto verrebbero coinvolte le Forze armate regolari: Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri. Questi organismi sono la prima linea della difesa nazionale.
Gli Alleati bombardarono l'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale per colpire obiettivi militari e industriali strategici (porti, fabbriche, nodi ferroviari) e per minare il morale della popolazione, facilitando l'avanzata delle truppe e indebolendo il regime fascista, dopo l'entrata in guerra dell'Italia al fianco della Germania. I bombardamenti furono una risposta all'aggressione italiana e miravano a distruggere le capacità belliche e il sostegno interno al regime fascista.