seta); la s seguita da consonante sorda (c, f, p, q, t) è sempre sorda (es. scalpello, cubista); la s seguita da consonante sonora (b, d, g, l, m, n, r, v) è sempre sonora (es. sgabello, cubismo); la s preceduta da una consonante qualsiasi è sempre sorda (es. forse); la s finale di parola è sempre sorda (es.
Quando è scempia, l's è sorda [S] se è iniziale di parola davanti a una vocale, se è preceduta da una consonante (sorda o sonora), se è finale di parola, se è seguita da una consonante sorda; è invece sonora [@] se è seguita da una consonante sonora.
Con la lettera z l'ortografia italiana rappresenta, come s'è visto, due consonanti, la z sorda [Z] e la z sonora [z]. Non esistono posizioni in cui la lettera z abbia sempre o l'una o l'altra di tali pronunzie. È sonora la z che deriva: da di latino atono seguìto da vocale, in voci di formazione popolare (es.
La s si pronuncia in maniera sonora quando è seguita da un'altra consonante sonora: per esempio sbattere, sdegno, svogliato, snellire, smettere, sgomento. Si potrebbe pronunciare una s sonora anche quando la troviamo in una posizione intervocalica, ossia quando è tra due vocali: infuso, tredicesimo, musicale, caso.
Qual è la differenza tra suono sordo e suono sonoro?
A livello articolatorio, un suono sonoro è quello in cui le corde vocali vibrano, e un suono sordo è quello in cui ciò non avviene. Per fare un esempio, la sonorizzazione è la differenza tra le coppie di suoni che sono associati alla lettera s nelle parole italiane "sasso" (s sorda) e "sbaglio" (s sonora).