Domanda di: Dr. Zaccaria Testa | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2023 Valutazione: 4.2/5
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Immunoglobuline G (IgG) - rappresentano circa il 70-80% delle immunoglobuline del sangue. Gli anticorpi IgG sono prodotti durante la prima infezione o all'esposizione di antigeni estranei, aumentano dopo qualche settimana dal contatto, per poi diminuire e stabilizzarsi.
Un aumento della concentrazione di immunoglobuline rispetto ai valori di riferimento è associato a malattie epatiche, malattie del tessuto connettivo, e infezioni acute o croniche. In particolare l'aumento di IgG si associa al mieloma multiplo, mentre l'aumento di IgM si associa alla macroglobulinemia.
IgM e IgG positive: l'infezione è in corso ed è stata contratta da poco tempo; solo IgG positive: l'infezione c'è stata ma non è recente. Non sempre è possibile stabilire se il soggetto che si è sottoposto al test è protetto da una successiva infezione e per quanto tempo.
La positività per IgG o per entrambi IgG e IgM sta ad indicare un contatto con il virus verificatosi da almeno qualche giorno o settimana. La sola positività per IgG rivela invece un contatto più lontano nel tempo, di qualche settimana o più.
Basse concentrazioni di tutte le sottoclassi di IgG indicano la presenza di immunodeficienza variabile comune, immunodeficienza combinata, atassia, telangiectasia e altri disturbi da immunodeficienze primarie acquisite. Basse concentrazioni di IgG2 può indicare la presenza di infezioni polmonari ricorrenti.