Domanda di: Dr. Elda Gatti | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.1/5
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Il cuore allenato aumenta la GS rispetto ai valori di riposo in misura superiore a quella del cuore di un soggetto sedentario; infatti a parità d'intensità dell'esercizio la FC nell'atleta è sempre largamente inferiore a quella del sedentario (bradicardia relativa durante lo sforzo).
Facendo un lavoro aerobico, ai muscoli è necessaria più “energia”; perciò aumenta la quantità di sangue in circolo che porta ai tessuti ossigeno e sostanze nutrienti. Questo avviene con l'aumento della “gittata cardiaca”: cioè, la quantità di sangue espulsa in un minuto dal cuore.
Un atleta giovane e in buona salute può avere una frequenza cardiaca compresa tra 30 e 40 bpm. È probabile perché l'esercizio rafforza il muscolo cardiaco. Permette di pompare una maggiore quantità di sangue con ogni battito cardiaco e quindi apporta più ossigeno anche ai muscoli.
In buona sintesi, il cuore dell'atleta non è pericoloso e non è la causa della morte cardiaca improvvisa durante o subito dopo un allenamento che si verifica principalmente a causa della cardiomiopatia ipertrofica, una malattia genetica.
“A quel punto si possono avere sintomi come un'improvvisa mancanza di respiro, palpitazioni, frequenza cardiaca a riposo molto più alta del solito, oltre a valori alterati negli esami del sangue - spiega il cardiologo -. Per questo è bene fermarsi prima, senza eccedere”.