Domanda di: Helga De rosa | Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2026 Valutazione: 4.8/5
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Un ipotetico fallimento dell'INPS, ente pubblico garantito dallo Stato, equivarrebbe al collasso economico dell'Italia. Le pensioni potrebbero non essere più pagate o subire drastici tagli, poiché il sistema a ripartizione attuale dipende dai contributi dei lavoratori attivi. Per evitare il default, lo Stato dovrebbe intervenire con riforme drastiche, innalzando l'età pensionabile, aumentando le tasse o introducendo misure patrimoniali.
ROMA - Le entrate contributive Inps sono destinate a crollare da qui al 2050 e questo, per la tenuta del sistema, è un problema altrettanto importante che l'aumento della spesa.
tema è intervenuto, con toni e intenti rassicuranti, il Presidente dell'istituto di previdenza, Tito Boeri, il quale ha spiegato che “anche se l'Inps fallisse, cosa che non sta avvenendo, i cittadini continueranno ad avere le loro prestazioni e le loro pensioni”.
Già nel 2030 la previdenza pubblica non coprirà nemmeno il 50% dell'ultimo stipendio dei lavoratori. I più colpiti saranno i lavoratori autonomi che passeranno dal 64% attuale a un misero 30% del reddito individuale.
La prescrizione dei debiti INPS è generalmente di 5 anni, decorrenti dal momento in cui il contributo doveva essere versato, ma può estendersi a 10 anni se il debito viene accertato con una sentenza passata in giudicato o se il lavoratore denuncia un rapporto di lavoro non dichiarato (lavoro nero) prima dello scadere del termine quinquennale. L'INPS ha 10 anni per chiedere il rimborso di indebiti pagati, ma questo termine decorre dalla conoscenza effettiva dell'errore.