«Caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza». «Formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri».
I pericoli maggiori li correrebbero i territori posti sottovento rispetto al Vesuvio, ancorché ubicati lungo la linea dei venti dominanti che soffiano in quel momento. Statisticamente le correnti spirano prevalentemente verso est: da qui l'asimmetria della zona rossa in quella direzione.
Una prima risposta arriva dalla ricerca coordinata dal Politecnico di Zurigo e pubblicata sulla rivista Science Advances, secondo la quale potrebbe intercorrere un intervallo di mille anni dall'ultima eruzione, avvenuta nel 1944.
Gli studi che sono stati fatti fino ad ora ne ipotizzano tre possibili. Dalla più probabile alla meno probabile abbiamo l'eruzione stromboliana di grado VEI=3, la meno violenta ma la più probabile; l'eruzione sub-pliniana di grado VEI=4 e l'eruzione pliniana, molto violenta, di grado VEI=5.
Perché il Vesuvio è il vulcano più pericoloso del mondo?
Molti esperti lo definiscono “il Vesuvio dell'est” a causa dei suoi alti livelli di attività vulcanica. Ogni anno, si verificano migliaia di piccole esplosioni dalla montagna che lancia cenere su tutte le aree circostanti.