Grazie a questa popolarità e ricchezza, lo schiavo, il cittadino decaduto, il condannato per delitti comuni eguagliava i pantomimi e gli aurighi di moda. I combattenti più abili infatti potevano vincere una notevole somma di denaro e ricevevano la spada di legno (rudis) che simboleggiava la libertà acquisita.
Il compenso minimo era di 3.000 sesterzi per un gladiatore di fascia più bassa, fino ad arrivare ad un massimo di 15.000 sesterzi per uno appartenente alla categoria più alta sesterzi.
Il loro armamento ricordava proprio i legionari: erano dotati di gladio, grosso scudo trapezioidale curvo, elmo da legionario (con l'aggiunta di protezioni al viso), protezione al braccio armato e schiniere alla sola gamba sinistra.
Spartaco (in greco antico: Σπάρτακος, Spártakos; in latino: Spartacus; Sandanski, 109 a.C.circa – Valle del Sele oppure Petelia o Petilia, 71 a.C.) è stato un gladiatore e condottiero trace che capeggiò la rivolta di schiavi nota come terza guerra servile, la più impegnativa di questo tipo che Roma dovette affrontare.
All'ingresso nell'arena, i concorrenti si recavano sotto la tribuna dell'Imperatore e urlavano: “Ave Caesar, morituri te salutant”. Il gladiatore sconfitto doveva saper morire con dignità, il vincitore faceva invece roteare la spada in aria prima di trafiggere il collo dell'avversario.