L'Agnello di Dio è per antonomasia Cristo (Ioann. I, 29 e 36); il paragone è dovuto soprattutto al carattere sacrificale attribuito all'agnello per il suo candore e per la sua mansuetudine; il sangue dell'agnello aveva salvato i figli d'Israele in Egitto al passaggio dell'angelo sterminatore (Ex.
Nella morte in croce di Gesù, infatti, è stato visto il compimento dell'antica figura ed egli è inteso come il vero agnello, che determina l'esodo autentico, cioè il passaggio da questo mondo al Padre. Già i profeti avevano notato un legame fra l'agnello e la condizione di alcune persone particolari.
L'espressione Agnello di Dio è biblica, e si riferisce a Cristo. L'identificazione si trova in parecchi libri del Nuovo Testamento: nel Vangelo secondo Giovanni, negli Atti degli Apostoli, nella Prima lettera di Pietro e, soprattutto, nell'Apocalisse di San Giovanni.
Nel Nuovo Testamento la figura di Gesù si fonde con quella dell'agnello. Come l'agnello sacrificale, così Cristo si sacrifica per la salvezza dell'Umanità, e come l'agnello Egli è innocente, puro. Innocenza e mancanza di colpa sono alla base del simbolismo dell'agnello nella religione cristiana.
L'icona rappresenta un “Agnello trafitto”, eppure vivo, forte e vincitore. Sulla croce che lo trafigge come una spada, c'è il segno della vittoria, perché Gesù, l'Agnello di Dio trafitto, è risorto. Giovanni il Battista, infatti, ce lo presenta come “l'Agnello di Dio”, mite e indifeso, che toglie il peccato del mondo.