Domanda di: Valdo Pellegrini | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.8/5
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“BUCAIOLI, C'E' LE PASTE!”.
Quando il fiume era in secca, lavoravano sulla superficie del suolo e, all'ora di pranzo, le consorti dei renaioli, con il consueto garbo fiorentino, avvertivano che il pasto era pronto: “BUCAIOLI C'E' LE PASTE”.
E' un intercalare tipico toscano che fa diretto riferimento a una delle zone più affascinanti e selvagge della regione. Prima della sua bonifica infatti, la Maremma era terra di malaria, di lavoro stagionale malpagato, di briganti, di stenti e sofferenze, al punto da essere chiamata “Maremma amara”.
Il “Maremma maiala”, accompagnato da tutta una eventuale serie di litanie, è un vero e proprio classico. Lo si usa semplicemente se non si trova il forchettone che da sempre usiamo perché qualcuno lo ha spostato. Ma anche se qualcosa non sta funzionando e delle enormi fiammate mettono a rischio la nostra adorata carne.
In Italia, è chiamata per antonomasia Maremma (o Maremma toscana) la fascia costiera della Toscana compresa tra il corso del fiume Cecina e i monti della Tolfa, ormai quasi del tutto bonificata; veniva talora detta M. laziale la zona del Lazio settentr., oggi anch'essa bonificata, che ne era il naturale prolungamento.
Uno dei modi di dire toscani più conosciuti, in uso anche in italiano, è se 'un si va all'Arno, 'un si vede l'Arno! Se non si va, non si vede. Significa che è necessario “toccare con mano” le cose, verificare in prima persona le situazioni per poterle comprendere e valutare “a modo”.