Secondo Aristotele, nella scia di Platone, il Bene è allo stesso tempo causa assoluta di tutte le cose e causa finale, viceversa, il Male, consiste nella privazione della tendenza di tutte le cose verso quella causa finale che è il Bene.
Il male, nella sua opposizione al bene, è ciò che è dannoso, inopportuno, contrario alla giustizia, alla morale o all'onestà, ovvero ciò che è considerato in qualche modo indesiderabile.
Nella filosofia moderna, il male è inteso come imperfezione, “disvalore”, in opposizione ai sistemi normativi ed assiologici. L'uomo, per Hegel, è “cattivo per natura”, mentre il bene è lo scopo ultimo del mondo, in quanto libertà realizzata.
Per Platone, così come per Socrate, l'uomo è costituito di corpo e di anima; il corpo fisico, materiale, è radice di ogni male, è fonte di inimicizie, discordie, ignoranza e passioni insane che spingono anche all'adulterio e tutto questo mortifica l'anima.
Il Bene si traduce quindi in 'giusta condotta': nell'agire secondo leggi morali dettate dall'esterno o autoimposte; il Male, ovviamente, nel suo esatto contrario. Ovviamente è possibile analizzare entrambi i poli secondo criteri differenti; la filosofia ne indaga principalmente due aspetti: uno metafisico e uno morale.