Alla fine degli anni settanta, nacque nei ghetti neri del Bronx e di Harlem un'altra interpretazione dell'arte del DJing: il Turntablism, ora una delle discipline della cultura hip hop, di cui il capostipite è Kool Herc, seguito da Grandmaster Flash, che perfezionò le tecniche di mixaggio con due piatti proposte da ...
Francis Grasso, considerato il primo DJ moderno. C'è un ragazzo, poco più che ventenne, di origini italiane, che fa il ballerino e che frequenta alcuni club della città, dove appunto si balla e sono presenti già le figure dei dj a selezionare musica.
Già nel 1968 con dei rudimentali giradischi Rekocut e con solo fader per mixare iniziò a fare beat mixing, ovvero a sovrapporre i brani tenendoli a tempo. E' stato il primo dj a fare mixaggi lunghi con l'ausilio di giradischi Thorens TD 125, costruendo selezioni di flusso, proprio come le conosciamo oggi.
Prima di Traktor o di aggeggi per fare effetti vari sui vinili il dj era solo un “metti dischi”. Così si definiva Daniele Baldelli quando nel 1969 ha iniziato a mettere i dischi, appunto.
Partiamo dal principio: DJ (deejay) è l'acronimo di Disk Jockey, il significato di questa parola è letteralmente “fantino” dei dischi. Il termine è nato negli anni '60 quando i primi tecnici radiofonici, addetti alla selezione musicale, hanno cominciato a sperimentare cambi veloci di brani e tecniche di sfumatura.