Domanda di: Marco Rossi | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.5/5
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La radioterapia a scopo curativo (o radicale) mira a eliminare le cellule tumorali e, quindi, a curare radicalmente la malattia (ad esempio, nei tumori della prostata o della laringe). Può essere attuata da sola oppure in associazione alla chemioterapia ((ad esempio, nei tumori dell' ano )).
Permette di erogare un'alta dose di radiazioni su tumori di piccole dimensioni; è una tecnica molto accurata e precisa che risparmia i tessuti sani circostanti e per questo trova molte applicazioni, per esempio per il trattamento del tumore della prostata, del polmone, del pancreas e delle metastasi (cerebrali, ...
Le linee guida internazionali indicano che la radioterapia dovrebbe avere inizio entro 8 settimane dall'intervento chirurgico, meglio tra le 4 e le 8 settimane, a meno che non vi sia un motivo medico per il quale debba essere ritardato il suo inizio.
Che differenza c'è tra la chemio e la radioterapia?
Radioterapia: prevede l'impiego di raggi x per colpire le cellule tumorali e distruggerle. Chemioterapia: prevede l'impiego di farmaci in grado di bloccare la duplicazione delle cellule.
La sopravvivenza media nel gruppo sperimentale è risultata maggiore (41 mesi verso 27 mesi), così come la sopravvivenza libera da ulteriore progressione di malattia (12 mesi verso 6 mesi), ovvero il tempo che intercorre fra la cura e il momento in cui il tumore ricomincia a «diffondersi».