In Islanda non esistono i cognomi nel senso tradizionale e familiare del termine, ma si utilizza un sistema patronimico (o talvolta matronimico). Ogni persona è identificata dal proprio nome seguito dal nome del padre (o della madre) con l'aggiunta del suffisso "-son" (figlio) o "-dóttir" (figlia). Anche alcune zone del Tibet e di Giava spesso non usano cognomi.
No, i giapponesi si chiamano per nome, ci vuole solo più tempo per arrivare a quel punto, e di solito non si fa in ufficio (si fa solo tra persone dello stesso rango, e mai davanti al capo). Alcune persone credono che derivi dai samurai, per i quali i cognomi erano molto importanti.
In sostanza ciascuno è identificato come figlio (son) o figlia (dottir) del proprio padre; ad esempio, se Jon ha un figlio Agust e una figlia Hulda, i rispettivi cognomi saranno Jonsson e Jonsdottir.
Le più antiche testimonianze sull'uso di una sorta di cognome risalgono al 2852 a.C. circa, durante l'età imperiale cinese. Inizialmente il nome di famiglia veniva trasmesso per via testamentaria da parte di madre. Dai documenti ritrovati, si studia il caso del nome Yaou accanto a Ye-chi.
Da accennare che il cognome più antico è Tusco che signfica etrusco. Se escludiamo i cognomi soprannominati più rappresentativi come Bianchi e Rossi nella lista ne risultano 350.000 e circa 7.000 nomi propri.