Domanda di: Dr. Emilia D'angelo | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2023 Valutazione: 4.6/5
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tu quoque, Brute, fili mi? (lat. «anche tu, Bruto, figlio mio?»). – Parole che, secondo la tradizione, Cesare prima di morire avrebbe rivolto a Marco Bruto riconoscendolo tra i suoi uccisori.
Ma Cesare era sempre impegnatissimo e, quindi, Bruto fu adottato da uno zio materno (per ereditarne i beni) mentre Cesare, rimasto ufficialmente senza figli suoi, adottò il giovane Ottaviano mentre questi era occupato in Oriente.
Sempre secondo la tradizione, la risposta di Bruto a "tu quoque, Brute, fili mi?", dopo aver pugnalato anche lui Cesare, sarebbe stata "Sic semper tyrannis!" ("Così sempre ai tiranni!").
"Tu quoque, Brute, fili mi" è la frase di Giulio Cesare per eccellenza e, probabilmente, anche l'unica che non ha mai pronunciato. Stando a quanto raccontato da Svetonio, infatti, il celeberrimo giorno delle idi di marzo del 44 a.c. l'imperatore accoltellato si limitò ad emettere un assai meno cinematografico gemito.
Il termine deriva dall'espressione latina "tu quoque" che significa "anche tu". Un esempio di affermazione con risposta contenente la fallacia: "È sbagliato fare del male agli altri." "Ma anche tu quando sgridi tuo figlio gli fai del male!"