Gli ortodossi non hanno la tradizione del presepe come rappresentazione plastica, preferendo l'icona della Natività, considerata più sacra e simbolica, ma alcuni la usano comunque oggi per devozione, accanto all'albero di Natale, che è invece una consuetudine diffusa. La differenza risiede nel fatto che la nascita di Gesù è vista come un mistero troppo grande per una rappresentazione umana, affidando invece il suo significato all'icona, che è una "finestra sul cielo" e un veicolo di preghiera.
La dottrina ortodossa rifiuta il purgatorio, le indulgenze e l'Immacolata Concezione; adotta il Battesimo mediante immersione e la Comunione sia col pane sia col vino; accetta il divorzio in caso di adulterio.
Gesù è Dio, la seconda persona della Santissima Trinità. Egli è l'IO rivelato a Mosè. Egli è la via, la verità e la vita. È il Dio prima dei secoli, venuto sulla terra come un bambino, morto sulla croce come uomo e risorto dai morti.
Gli ortodossi festeggiano il Natale il 7 gennaio, perché molte Chiese ortodosse, come quella russa, seguono ancora il Calendario Giuliano, che è in ritardo di 13 giorni rispetto al Calendario Gregoriano (quello usato dalla maggior parte del mondo occidentale). Questo significa che il 7 gennaio corrisponde al 25 dicembre del calendario giuliano, la data originale della Natività.
Qual è la differenza tra il Natale ortodosso e quello cattolico?
La differenza principale tra Natale ortodosso e cattolico è la data di celebrazione, con il Natale ortodosso che cade il 7 gennaio (a causa dell'uso del calendario giuliano) rispetto al 25 dicembre cattolico, ma anche nelle tradizioni, come il digiuno ortodosso pre-natalizio e la minore enfasi sul presepe (più comune in occidente), con variazioni locali nelle celebrazioni, ma con lo stesso significato di fondo: la Natività di Gesù Cristo.