Perché lavare i panni si dice fare il bucato?

Domanda di: Ing. Miriana Ferraro  |  Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023
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Il termine “bucato” deriverebbe da bukòn, una parola francone (il ceppo di lingue germaniche parlate nell'allora Regno dei Franchi) che significava “lavare”. In italiano questo verbo si è trasformato in “bucare”, e quindi “fare il bucato”.

Come fare il bucato con la lavatrice?

Dopo aver caricato la lavatrice e impostato il tipo di capo da lavare, imposta la temperatura, seguendo questa semplicissima regola aurea:
  1. 30° per i capi più delicati;
  2. 40° per capi poco sporchi;
  3. 60° per capi molto sporchi, bianchi o chiari, jeans e sintetici;
  4. 90° per capi in cotone, biancheria e asciugamani.

Cosa significa bucato a mano?

Molto sovente sulle etichette degli indumenti o dei tessuti si trova l'indicazione “lavaggio a mano”. In genere quella simbologia indica che il capo deve essere lavato delicatamente e soprattutto a temperature non superiori ai 40°.

Come facevano il bucato le nonne?

Le nostre nonne avevano una grande tinozza in legno che aveva alla base un buco che si tappava all'esterno con un grosso tappo di sughero o legno con stracci. Dopo aver portato a casa l'acqua, si faceva una prima passata ai panni molto sporchi, con spazzola, sapone (fatto in casa), e molto olio di gomito.

Come si fa il bucato a mano?

Per fare il bucato a mano è sufficiente una bacinella. Riempila a ¾ con dell'acqua tiepida, aggiungi un misurino di detersivo e ammorbidente, immergi i capi, muovendoli con le mani ripetutamente, per far penetrare bene il detersivo. Evita, però, di strofinarli l'un l'altro.

Perché si dice “fare il bucato”?