Domanda di: Dr. Osea Barone | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2026 Valutazione: 4.6/5
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Si chiama "prete" lo scaldaletto tradizionale (una struttura in legno che conteneva un braciere, la "monaca", con braci ardenti) per un'ironica e popolare associazione di idee legata alla forma panciuta e al modo in cui "entrava" nel letto, con doppi sensi legati alla vita contadina dell'epoca, spesso anticlericale. Il nome, diffuso soprattutto in aree rurali italiane come Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna e Marche, era un modo scherzoso e dissacrante di riferirsi a questo oggetto indispensabile per scaldare le fredde lenzuola.
Deriva dal latino tardo presbўter, a sua volta dal greco πρεσβύτερος, propriamente 'più anziano'. Termine generico per indicare il ministro di un culto, è anche l'equivalente popolare per “sacerdote”.
scaldino contenente le braci da mettere nello scaldaletto (prete), ricavato da un elmetto tedesco della seconda guerra mondiale opportunamente tagliato subito sopra alla falda.
Il nome in alcuni evoca vecchi ricordi, mentre in altri non ricorda alcunché. Questo perché lo zì pret, o prete nel letto, è un antico strumento anche piuttosto ingombrante, che si utilizzava per scaldare il letto. In barba a tutti i moderni mezzi che richiedono la corrente elettrica.
Chi si infilava nel letto con la monaca per scaldarlo?
Parliamo del prete. Un antico scaldaletto in legno. Una specie di gabbia che si infilava tra le coperte fredde ma per scaldare davvero serviva la sua compagna. La monaca o la suora la monaca era un recipiente dove venivano messe le braci ardenti prese dal camino per scaldare E asciugare il letto.