Domanda di: Dr. Damiana Silvestri | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2023 Valutazione: 4.3/5
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Con la parola "Sibilla" gli antichi greci e latini si riferiscono a tutta la classe delle profetesse, donne vergini e giovani, talora ritenute come decrepite, che svolgevano attività mantica in stato di trance.
Il titolo di Sibilla Cumana era proprio dalla somma sacerdotessa italica, che presiedeva l'oracolo di Apollo (divinità solare ellenica) e di Ecate (antica dea lunare pre-ellenica), situato nella città magnogreca di Cuma.
La Sibilla Appenninica (detta anche Sibilla Picena o Sibilla di Norcia) è una figura dell'immaginario collettivo diffusasi a partire dal Medioevo nell'area montana del Piceno e di Norcia, in particolare appunto sui Monti Sibillini, ai quali questa ha dato il nome.
Sibilla è il nome con il quale i Greci e i Romani indicavano le profetesse in generale e avevano il compito di vaticinare gli oracoli d'Apollo. Le profezie venivano proferite quando la Sibilla era in uno stato di trance (si pensa anche dovuto agli agenti naturali presenti nei luoghi di responso).
Le sibille (in greco antico: Σίβυλλα, Síbylla; in latino: Sibylla) sono sia dei personaggi storicamente esistiti, sia figure mitologiche greche e romane. Erano vergini ispirate da un dio (solitamente Apollo) dotate di virtù profetiche e in grado di fare predizioni e fornire responsi, ma in forma oscura o ambivalente.